{"id":1420,"date":"2017-05-23T05:18:49","date_gmt":"2017-05-23T05:18:49","guid":{"rendered":"https:\/\/project90.it\/boglione\/approfondimento\/la-natura-del-danno-patrimoniale-futuro-in-ambito-di-responsabilita-medica-e-la-sua-risarcibilita-mediante-la-costituzione-di-una-rendita-vitalizia\/"},"modified":"2026-05-19T13:22:07","modified_gmt":"2026-05-19T13:22:07","slug":"la-natura-del-danno-patrimoniale-futuro-in-ambito-di-responsabilita-medica-e-la-sua-risarcibilita-mediante-la-costituzione-di-una-rendita-vitalizia","status":"publish","type":"approfondimento","link":"https:\/\/boglione.eu\/en\/approfondimento\/la-natura-del-danno-patrimoniale-futuro-in-ambito-di-responsabilita-medica-e-la-sua-risarcibilita-mediante-la-costituzione-di-una-rendita-vitalizia\/","title":{"rendered":"The nature of future financial loss in medical liability and its compensation through the establishment of a life annuity"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align:justify\">Il Giudice della Prima Sezione Civile del Tribunale di Milano, Dott.ssa Flamini, ha pronunciato in data 9 maggio 2017 la sentenza n. 4681\/2017, con la quale ha fatto applicazione del principio di cui all&#8217;art. 2057 c.c. nell&#8217;ambito di una causa azionata per un danno da responsabilit\u00e0 medica nei confronti delle strutture sanitarie che hanno eseguito i trattamenti medici.<br \/>\nIn ragione di tale articolo, significativamente rubricato &#8220;Danni permanenti&#8221;, il giudice pu\u00f2 liquidare il danno &#8220;sotto forma di una rendita vitalizia&#8221;. La norma non fissa particolari condizioni per l&#8217;applicazione di tale istituto, salva la necessit\u00e0 che &#8220;il danno alle persone [abbia] carattere permanente&#8221;. L&#8217;articolo prosegue dettando due parametri per la liquidazione in tale forma: le condizioni delle parti (di tutte le parti coinvolte) e la natura del danno (che, si \u00e8 detto, deve essere comunque un danno alla persona).<br \/>\nNel caso di specie, il giudice milanese ha inteso fare applicazione dell&#8217;illustrata disposizione in riferimento ad una duplice fonte di danno e all&#8217;esito delle valutazioni circa la quantificazione del danno non patrimoniale, sebbene possa rilevarsi che la lettera della norma non riferisce la possibilit\u00e0 di fare ricorso alla costituzione di una rendita per il risarcimento del solo danno patrimoniale.<br \/>\nSoprassedute le considerazioni svolte in punto di danno non patrimoniale, occorre soffermarsi sulle modalit\u00e0 di liquidazione del danno patrimoniale subito dal soggetto e dai suoi familiari, ed in particolare sulle diverse voci di danno a tal fine considerate.<br \/>\nNella sentenza in commento il giudice ha innanzitutto liquidato il danno emergente nella misura della spese mediche sostenute e documentate. Quindi, e per quanto qui maggiormente interessa, il magistrato si \u00e8 soffermato sulla componente &#8220;futura&#8221; del danno cagionato al diretto danneggiato dalle strutture convenute, sulla base del disposto di cui all&#8217;art. 1223 c.c., il quale riconduce all&#8217;inadempimento il risarcimento della &#8220;perdita subita dal creditore&#8221; e del &#8220;mancato guadagno&#8221; che siano &#8220;conseguenza immediata e diretta&#8221; dell&#8217;inadempimento.<br \/>\nTale componente \u00e8 stata ricostruita su di una duplice fonte.<br \/>\nIn primo luogo, in qualit\u00e0 di &#8220;danno patrimoniale futuro&#8221; inteso quale esborso necessario che il danneggiato dovr\u00e0 effettuare per la prosecuzione delle cure cui si dovr\u00e0 sottoporre. Nella motivazione fornita, tali cure si rendono e si renderanno, infatti, pressoch\u00e9 certamente ineludibili per tutta la durata della vita del danneggiato, secondo il normale decorso causale che \u00e8 possibile presumere con relativa certezza in virt\u00f9 dello stato della scienza medica e della comune conoscenza. La risarcibilit\u00e0 di spese mediche future in cui il danneggiato incorrer\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 stata ammessa da tempo dalla Corte di cassazione (si vedano, in particolare, Cass. 26 giugno 2012, n. 10616; Cass. 23 gennaio 2002, n. 752). Lo stesso giudice milanese richiama, con specifico riferimento alla risarcibilit\u00e0 del danno patrimoniale futuro, Cass. nn. 10072\/2010, 1637\/2000,1336\/1999, 495\/1987, 2302\/1965. In ragione di ci\u00f2, stanti la specifica &#8220;natura del danno&#8221; e la &#8220;condizione della parte danneggiata&#8221;, il giudice ha fatto quindi applicazione della costituzione di una rendita vitalizia ex artt. 1872 ss. c.c. a carico delle strutture condannate e in beneficio del danneggiato nella misura delle spese mediche future presumibilmente sustinendae, dedotta l&#8217;indennit\u00e0 di accompagno accordata allo stesso e rivalutate annualmente.<br \/>\nSulla natura e la categoria cui ascrivere il danno patrimoniale futuro si \u00e8 espressa la Suprema Corte, la quale espressamente ricostruisce tale voce &#8220;sia in termini di danno emergente che di lucro cessante&#8221; (Cass. 27 aprile 2010, n. 10072). E&#8217; pertanto chiaro che la Corte abbia ammesso la possibilit\u00e0 di riconoscere un danno emergente &#8220;ora per allora&#8221; in quanto esso sia &#8220;conseguenza immediata e diretta&#8221; dell&#8217;inadempimento o dell&#8217;inesatto adempimento. L&#8217;art. 1223 c.c., in effetti, cita pi\u00f9 genericamente &#8220;la perdita subita&#8221; e il &#8220;mancato guadagno&#8221;. L&#8217;espressione &#8220;lucro cessante&#8221;, invece, \u00e8 espressamente utilizzata dall&#8217;art. 2056 c.c. che indica i criteri da impiegare per la liquidazione del danno da responsabilit\u00e0 aquiliana. Del resto, la stessa Corte di cassazione ha specificato che &#8220;la locuzione \u00abperdita subita\u00bb, con la quale l&#8217;art. 1223 c.c. individua il danno emergente, non pu\u00f2 essere considerata indicativa dei soli esborsi monetari o di diminuzioni patrimoniali gi\u00e0 materialmente intervenuti&#8221; (Cass. 10 novembre 2010, n. 22826). Ci\u00f2 \u00e8 maggiormente comprensibile se si considera che l&#8217;espressione &#8220;danno emergente&#8221; non \u00e8 mai impiegata dal legislatore nel codice civile.<br \/>\nAd ogni buon conto, altra parte della dottrina e della giurisprudenza (cui apparentemente appartiene il giudice milanese), considerano il danno patrimoniale futuro voce del lucro cessante, il quale sarebbe pertanto pi\u00f9 ampio del solo &#8220;mancato guadagno&#8221;, dovendosi ricomprendere pi\u00f9 in generale in tale categoria ogni futuro pregiudizio, esborso o mancata chance. Secondo tale impostazione, quindi, il danno emergente risulterebbe essere solo la &#8220;perdita subita&#8221; gi\u00e0 maturata al momento della decisione. La sentenza de qua, nell&#8217;assegnare la rendita, distingue per\u00f2 semplicemente tra &#8220;danno futuro&#8221; e &#8220;danno gi\u00e0 maturato&#8221;.<br \/>\nLa diversa ricostruzione e categorizzazione delle voci del danno patrimoniale discende quindi dalla diversa dicotomia nella quale si intende suddividere il danno risarcibile a norma dell&#8217;art. 1223 c.c.. Secondo una prima ipotesi, si pu\u00f2 infatti ricostruire la dicotomia &#8220;perdita subita&#8221; e &#8220;mancato guadagno&#8221; nel senso di distinguere tra danni presenti\/passati (gi\u00e0 maturati) e danni futuri (maturandi), a prescindere dal configurarsi del danno quale esborso o quale mancato introito. La seconda ipotesi ricostruisce invece detta dicotomia nel senso di distinguere tra perdita\/esborso e perdita\/mancato introito a prescindere dal tempo passato, presente o futuro in cui tale perdita si verifica o si \u00e8 verificata. Sebbene chi scrive valuti la seconda ipotesi illustrata pi\u00f9 conforme al dato normativo, la distinzione non trova particolare rilevanza quanto alla risarcibilit\u00e0 del danno stesso a mezzo di una rendita vitalizia.<br \/>\nQuale seconda voce del danno futuro liquidato dalla sentenza in esame, certamente da ricondursi a lucro cessante in quanto &#8220;mancato guadagno&#8221; futuro, \u00e8 invece il danno da riduzione della capacit\u00e0 lavorativa specifica che abbia cagionato la riduzione della capacit\u00e0 di guadagno. La capacit\u00e0 di lavoro specifica \u00e8 voce del danno concettualmente a s\u00e9 stante rispetto alla generica capacit\u00e0 di lavoro, la cui lesione \u00e8 piuttosto individuabile quale conseguenza e componente del danno biologico. La riduzione della capacit\u00e0 di guadagno \u00e8 invece voce del danno patrimoniale derivante, appunto, dal futuro mancato guadagno che sia conseguenza immediata e diretta dell&#8217;altrui inesatto adempimento o inadempimento. Sulla risarcibilit\u00e0 a titolo di lucro cessante della riduzione della capacit\u00e0 di guadagno esiste copiosissima giurisprudenza di legittimit\u00e0, la quale peraltro ammette pacificamente la dimostrazione del danno mediante il ricorso a presunzioni semplici (si segnalano ex multis Cass. 5 febbraio 2013, n. 2644; Cass. 11 dicembre 2012, n. 22638; Cass. 2 agosto 2012, n. 13912;; Cass. 29 agosto 2009, n. 17677; Cass. 29 aprile 2006, n. 10037).<br \/>\nAnche in riferimento a tale seconda voce di danno futuro il giudice milanese ha disposto la costituzione di una rendita vitalizia a favore del diretto danneggiato facendo applicazione analogica del criterio di cui all&#8217;art. 137 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private). Detta rendita \u00e8 costituita nuovamente a carico delle strutture condannate, al netto della pensione di invalidit\u00e0, da rivalutarsi annualmente e &#8220;fino al raggiungimento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile&#8221; in quanto espressamente costituita quale risarcimento per equivalente del futuro minor reddito. Ci\u00f2 tuttavia si pone in contrasto con il disposto dell&#8217;art. 1873 c.c., il quale espressamente riconduce la durata di una rendita vitalizia alla vita di un soggetto determinato. Pertanto, ancorch\u00e9 resti rispettato il carattere aleatorio necessario della rendita (stante la possibilit\u00e0 di un prematuro decesso del beneficiario), sembrerebbe per\u00f2 da escludersi la possibilit\u00e0 di configurare una &#8220;rendita vitalizia a tempo determinato&#8221;, salvo voler ammettere l&#8217;esistenza di un potere giudiziale conferito ex art. 2057 c.c. di costituire un tertium genus di rendita a configurabilit\u00e0 libera. Altrimenti, deve ricondursi il risarcimento disposto per tale seconda forma di danno patrimoniale futuro ad una modalit\u00e0 di pagamento &#8220;rateale&#8221; erroneamente ricondotta all&#8217;istituto della rendita dal giudice di Milano. La giurisprudenza di merito ha infatti riconosciuto a pi\u00f9 riprese il carattere &#8220;essenziale&#8221; del riferimento temporale della rendita alla durata della vita di una persona (Cass. 10 marzo 1965, n. 385; Cass. 6 aprile 1995, n. 4025).<br \/>\nSebbene nel caso di specie si verta in punto di ristoro di danni patrimoniali, la costituzione di una rendita risulta essere impiegata quale espressa e soddisfacente applicazione del criterio di valutazione equitativa del danno anche non patrimoniale, in applicazione degli art. 1226 e 2056 c.c., dovendosi ritenere non obbligatorio in tal caso il ricorso alle tabelle per la costituzione delle rendite fissate dal r.d. 9 ottobre 1922, n. 1403 (Cass. 2 febbraio 2007. n. 2309).<br \/>\nIl Tribunale, proseguendo, ha dato applicazione all&#8217;ultimo periodo dell&#8217;art. 2057 c.c.1 imponendo a carico delle strutture la sottoscrizione di una polizza fideiussoria a prima richiesta. Il giudice ha pertanto fatto applicazione del contratto atipico di assicurazione fideiussoria, il quale costituisce &#8220;una figura contrattuale intermedia tra il versamento cauzionale e la fideiussione ed \u00e8 contraddistinta dall&#8217;assunzione dell&#8217;impegno, da parte di una banca o di una compagnia di assicurazione, di pagare un determinato importo al beneficiario, onde garantirlo nel caso di inadempimento della prestazione a lui dovuta dal contraente; peraltro, essendo caratterizzata dalla stessa funzione di garanzia della fideiussione, ad essa \u00e8 applicabile, ove non derogata dalle parti, la disciplina legale tipica di tale contratto&#8221; (Cass. 29 gennaio 2016, n. 1724). Non solo, ma tale garanzia deve essere stipulata a prima richiesta a favore del beneficiario cos\u00ec da permettere a questi l&#8217;accesso al pagamento mediante una semplice richiesta scritta nella quale dichiari l&#8217;inadempimento del contraente.<br \/>\nIn ogni caso e concludendo, la ratio della scelta da parte del giudice di merito di risarcire il danno futuro, sia esso emergente o da lucro cessante, mediante la costituzione di una rendita a favore del danneggiato trova fondamento nella valutazione della &#8220;natura del danno&#8221; e della &#8220;condizione delle parti&#8221; (nello specifico, del danneggiato). Infatti, la peculiarit\u00e0 dei danni futuri prospettati e prognosticati risiede proprio nel fatto che essi non si sono ancora verificati al momento della condanna, ma verosimilmente si produrranno quale &#8220;perdita subita&#8221; secondo un grado elevato di certezza in virt\u00f9 del citato criterio dell&#8217;id quod plerumque accidit. E&#8217; pertanto possibile, e anzi doveroso, liquidarli e condannare la controparte al loro risarcimento quale conseguenza immediata del fatto di parte convenuta. Proprio in quanto saranno subiti &#8220;poi&#8221; \u00e8 confacente rispetto alla natura stessa del danno disporre un ristoro che segua il loro verificarsi.<br \/>\nPer la stessa ragione, vale la pena di notare che il giudicante non ha proceduto nello stesso senso per quanto riguarda il possibile danno patrimoniale futuro da esborso che i familiari potrebbero subire se si sottoponessero ad un trattamento psicoterapico presso un libero professionista in ragione del danno morale subito per la condizione e la sofferenza del parente leso. Il giudice non ha infatti ritenuto provata una tale circostanza neppure per presunzioni semplici, stante la non prevedibilit\u00e0 di tali esborsi con sufficiente grado di certezza.<br \/>\nGi\u00e0 il Tribunale di Bergamo, nonch\u00e9 lo stesso Tribunale di Milano, hanno esplicitato la precipua funzione del ricorrere alla costituzione della rendita vitalizia per il risarcimento dei danni futuri (il primo aderendo alla seconda concezione di distinzione tra lucro cessante e danno emergente e il secondo conformandosi invece alla prima). In particolare, la costituzione della rendita &#8220;appare lo strumento pi\u00f9 idoneo al fine di evitare i problemi legati all&#8217;individuazione della durata della vita media del soggetto, all&#8217;impiego di coefficienti desueti, e all&#8217;anticipata liquidazione del danno futuro&#8221; (Trib. Bergamo, 24 febbraio 2016, n. 679). Il Tribunale di Milano ha approfondito l&#8217;ulteriore aspetto, fondamentale nell&#8217;opinione di chi scrive, della possibilit\u00e0 di costituire una rendita a risarcimento del danno. Infatti, &#8220;la costituzione di una rendita vitalizia (&#8230;) [consente] al giudice d&#8217;ufficio (e dunque senza la necessit\u00e0 di una specifica domanda in tal senso) di valutare la particolare condizione della parte danneggiata e la natura del danno con tutte le sue conseguenze&#8221; (Trib. Milano, 27 gennaio 2015, s.n. richiamando Cass. 24451\/2005). E&#8217; perci\u00f2 piena facolt\u00e0 del giudice decidere di risarcire il danno costituendo una rendita anche in mancanza di una specifica domanda di parte in tal senso, da ritenersi quindi implicitamente ricompresa nella generale domanda di risarcimento.<br \/>\nResta in limine da evidenziare il profilo di applicabilit\u00e0 dell&#8217;art. 2057 c.c. al risarcimento del danno da responsabilit\u00e0 contrattuale, quale \u00e8 quella invocata e espressamente attribuita dal giudice di Milano alle strutture sanitarie convenute. Il giudice milanese, dopo aver espressamente ricondotto la responsabilit\u00e0 delle strutture convenute al novero della responsabilit\u00e0 contrattuale, ha compiuto infatti una diretta ed espressa applicazione degli art. 2056, 2057 e 2059 c.c., riconducibili piuttosto alla responsabilit\u00e0 aquiliana. Detti articoli risultano infatti ricompresi nel Titolo IX relativo ai fatti illeciti, le cui norme richiamano al pi\u00f9 quelle gi\u00e0 stabilite per la responsabilit\u00e0 contrattuale. Tuttavia, e ancorch\u00e9 in effetti il giudice milanese motivi la propria decisione con esplicito richiamo dell&#8217;art. 2057 c.c., \u00e8 ben possibile riscontrare l&#8217;ampia libert\u00e0 di cui gode il giudice nel determinare le modalit\u00e0 di risarcimento del danno da responsabilit\u00e0 contrattuale ex artt. 1223 ss. c.c.. In virt\u00f9 del generale principio interpretativo ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit \u00e8 infatti possibile dare un&#8217;interpretazione estensiva di tale articolo e del successivo art. 1226 c.c. che ricomprenda altres\u00ec la facolt\u00e0 del giudice di costituire una rendita, o un pagamento periodico, a favore del danneggiato.<\/p>\n<div id=\"approfondimento-allegati\">\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"template":"","categories":[15],"class_list":["post-1420","approfondimento","type-approfondimento","status-publish","hentry","category-responsabilita-civile"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/boglione.eu\/en\/wp-json\/wp\/v2\/approfondimento\/1420","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/boglione.eu\/en\/wp-json\/wp\/v2\/approfondimento"}],"about":[{"href":"https:\/\/boglione.eu\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/approfondimento"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/boglione.eu\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/boglione.eu\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1420"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/boglione.eu\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1420"}],"curies":[{"name":"WP","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}