APPROFONDIMENTI

Eredità Digitale

Il Tribunale di Milano condanna Apple

11/02/2021

di Avv. Gianluca Marmorato

Dopo un lungo contrasto interpretativo ed applicativo, la Prima Sezione del Tribunale di Milano,  con la Sentenza emessa in data 9 febbraio 2021, ha cercato di fare chiarezza sulla  vexata quaestio inerente la natura del cosiddetto diritto alla eredità digitale.

Il delicato caso portato all’attenzione del Tribunale meneghino ha riguardato la richiesta avanzata dai genitori di un giovane deceduto in occasione di un incidente stradale, in ordine alla possibilità di ottenere da Apple l’accesso ai file multimediali dal Cloud, essendo il cellulare del ragazzo andato distrutto durante il violento scontro.

La controversia in oggetto era sorta, in considerazione della posizione di chiusura della società Californiana alle richieste avanzate dai genitori del defunto, i quali chiedevano di poter accedere ai dati del giovane al fine di “colmare, almeno in parte, il senso di vuoto e l’immenso dolore che si accompagna alla prematura perdita di un proprio caro”; essi desideravano infatti ricostruire le esperienze attraverso le immagini e video del figlio e poter così mantenere vivo il ricordo del ragazzo con contenuti che, altrimenti, sarebbero andati persi per sempre.

In punto di diritto, la Apple, rimasta contumace nel procedimento in questione, aveva in precedenza, alle ripetute richieste dei genitori del ragazzo, eccepito l’impossibilità di concedere l’accesso ai dati confluiti nel Cloud, invocando la necessità di tutelare la sicurezza di eventuali dati di soggetti terzi, contenuti in detti files, sulla base delle limitazioni previste dall’Electronic Communications Privacy Act, norma Statunitense che prevede la facoltà di accesso solo a determinate condizioni tra le quali si legge:

  • che il richiedente debba essere amministratore o rappresentante legale del patrimonio del defunto,
  • che, in qualità di amministratore o rappresentante legale, il richiedente agisca come agente del defunto e la sua autorizzazione costituisca un consenso legittimo

Il Tribunale ha ritenuto che le tesi argomentate da Apple non fossero meritevoli di accoglimento, considerando tali previsioni, previste dalla norma statunitense, estranee all’Ordinamento Italiano.

La Dott.ssa Flamini ha invece disposto  che nel caso di specie debbano essere applicate le norme introdotte dal Regolamento Europeo 2016/679 ed il Codice Privacy, così come modificato con il D. Lgs 101/2018, e statuendo così che la Società USA debba fornire assistenza ai ricorrenti nel recupero dei dati dagli account del figlio deceduto, in modo da poter consentirne l’acquisizione dei dati ivi contenuti.

L’art. 2 terdecies del Codice novellato regola espressamente  i diritti riguardanti le persone decedute e prevede che “ i diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento riferiti ai dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell'interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione”.

In buona sostanza, il Magistrato ha stabilito che l’intenzione ed il desiderio dei genitori del ragazzo purtroppo deceduto fossero meritevoli di favorevole interpretazione ed accoglimento, ritenendo che ciò rientri nel concetto di “ragioni familiari meritevoli di protezione”, fornendo in tal modo la corretta base giuridica per il trattamento ad uso personale dei dati in questione.

Questa Sentenza appare innovativa proprio in considerazione del fatto che fornisce un importante spunto interpretativo relativamente al principio di sussistenza del diritto successorio rispetto alle credenziali di accesso dell’account del de cuius e conseguentemente ai beni digitali ivi contenuti.  

Pubblicazioni

Solamente qualche giorno fa – ordinanza n. 26805 del 12.09.2022 - la Corte di Cassazione è intervenuta per fare ancora una volta chiarezza sulle differenze semantiche e ontologiche esistenti tra il danno biologico, il danno morale e la personalizzazione. Termini polisemici e di frequente mal interpretati.

Nel richiedere la liquidazione del danno non patrimoniale spesso le parti incorrono in confusione nel nominare in modo diverso concetti uguali o nel richiedere più volte uno stesso nocumento indicandolo sotto diverse nomenclature.

Il corretto inquadramento di queste componenti che appartengono ad un unico genus – cioè quello del danno non patrimoniale - è indispensabile al fine di applicare in modo appropriato i criteri per la loro liquidazione, anche in virtù delle modifiche di recente apportate dall’Osservatorio di Milano alle tabelle meneghine.

Una prima precisazione va fatta con riferimento al danno biologico che i più fanno coincidere con il danno alla salute.

In realtà, come ben chiarito dalla Suprema Corte nella sentenza n. 7513 del 2018, il danno alla salute non va considerato, e in questo senso è d’accordo anche la medicina legale italiana, come nocumento fisico in re ipsa ma piuttosto quale compromissione delle abilità della vittima nello svolgimento di tutte le sue attività quotidiane.

Sotto tale profilo il Dott. Rossetti, relatore della citata pronuncia ricordava che “In questo senso si espresse già quasi vent'anni fa (ma inascoltata) la Società Italiana di Medicina Legale, la quale in esito al Congresso nazionale tenuto nel 2001 definì il danno biologico espresso nella percentuale di invalidità permanente, come "la menomazione (...) all'integrità psico-fisica della persona, comprensiva degli aspetti personali dinamico-relazionali (...), espressa in termini di percentuale della menomazione dell'integrità psicofisica, comprensiva della incidenza sulle attività quotidiane comuni a tutti".”

Pertanto per danno biologico è da intendersi il danno alla salute nei suoi riflessi dinamico relazionali. Prosegue la Cassazione “Non, dunque, che il danno alla salute “comprenda” pregiudizi dinamico-relazionali dovrà dirsi; ma piuttosto che il danno alla salute è un danno “dinamico relazionale”. Se non avesse conseguenzedinamico relazionali”, la lesione della salute non sarebbe nemmeno un danno medico-legalmente apprezzabile e giuridicamente risarcibile.”

Dunque l’incidenza di una menomazione permanente sulle quotidiane attività dinamico-relazionali della vittima non è un danno diverso dal danno biologico ma è proprio ciò che lo compone.

Nell’ambito della lesione della salute e dei suoi profili dinamico-relazionali vi possono essere conseguenze comuni a tutte i soggetti che hanno quel grado di invalidità e conseguenze peculiari che abbiano cioè reso il pregiudizio subito dalla vittima diverso e maggiore rispetto ai casi similari.

Mentre le prime vengono liquidate dietro mera dimostrazione del grado di invalidità, le seconde richiedono la prova concreta ed effettiva del maggior pregiudizio subito onde ottenerne il risarcimento mediante personalizzazione del danno. Ed infatti “In applicazione di tali princìpi, questa Corte ha già stabilito che soltanto in presenza di circostanze "specifiche ed eccezionali", tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali rendano il danno concreto più grave, sotto gli aspetti indicati, rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione (Sez. 3, Sentenza n. 23778 del 07/11/2014; Sez. 3, Sentenza n. 24471 del 18/11/2014).”

Il danno morale, infine, è costituito invece dai[1] “..pregiudizi che non hanno fondamento medico-legale, perché non aventi base organica ed estranei alla determinazione medico-legale del grado percentuale di invalidità permanente, rappresentati dalla sofferenza interiore (quali, ad esempio, il dolore dell'animo, la vergogna, la disistima di sé, la paura, la disperazione).”

Il danno morale è quindi una categoria autonoma[2] rispetto al danno biologico e si sostanzia nella rappresentazione di uno stato d'animo di sofferenza interiore del tutto autonomo e indipendente dalle vicende dinamico-relazionali della vita del danneggiato e che costituiscono come detto l’essenza del danno biologico.

L’autonomia di questa categoria – e il suo non automatico riconoscimento – si è riverberata nella revisione delle Tabelle di Milano che nella loro versione del 2021 specificano e distinguono nella liquidazione del danno non patrimoniale la componente biologico/relazionale e quella morale.

Nella pronuncia di settimana scorsa la Corte di Cassazione ha quindi chiarito l’operazione che gli operatori del diritto si trovano a dover fare nel momento della liquidazione delle poste risarcitorie e cioè dividere il danno non patrimoniale nelle sue componenti dinamico/relazionale (id est il danno biologico, se del caso personalizzato) e quella morale. Ed infatti “il giudice di merito dovrà:

1) accertare l'esistenza, nel singolo caso di specie, di un eventuale concorso del danno dinamico-relazionale e del danno morale;

2) in caso di positivo accertamento dell'esistenza (anche) di un danno da sofferenza morale, determinare il quantum risarcitorio applicando integralmente le tabelle di Milano, che preved(eva)ono la liquidazione di entrambe le voci di danno, ma pervenivano, per il danno biologico - prima dell'ultima, necessaria modificazione all'indicazione di un valore monetario automaticamente e complessivamente unitario (costituito dalla somma aritmetica di entrambe le voci di danno);

3) in caso di negativo accertamento, e di conseguente esclusione della componente morale del danno, considerare la sola voce del danno biologico (espressamente ed esclusivamente definito dal legislatore, fin dall'anno 2000, come danno dinamico/relazionale), depurata dall'aumento tabellarmente previsto per il danno morale secondo le percentuali ivi indicate, e liquidando, conseguentemente il solo aspetto dinamico-relazionale del danno;

4) in caso di positivo accertamento dei presupposti per la cd. personalizzazione del danno secondo gli stringenti criteri indicati dalla sentenza 7513/2018, procedere all'aumento fino al 30% del valore del solo danno biologico, depurato, analogamente a quanto indicato al precedente punto 3, dalla componente morale, automaticamente (ma erroneamente) inserita in tabella, giusta il disposto normativo di cui al già ricordato art. 138, punto 3, del novellato codice delle assicurazioni.”

4.15   Di conseguenza la personalizzazione del danno:

- andrà riconosciuta solo dietro specifica e concreta dimostrazione “di circostanze "specifiche ed eccezionali", tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali rendano il danno concreto più grave, sotto gli aspetti indicati, rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età.”[3]

- se dimostrata, andrà liquidata mediante aumento “fino al 30% del valore del solo danno biologico[4] e non prendendo a riferimento il danno non patrimoniale nella sua unitarietà. 

 

[1] Cass. Civ. sent. n. 7513 del 2018 

[2] Cass. Civ. ordinanza n. 15733 del 17.05.2022

[3] Civile Ord. Sez. 3 Num. 7513 Anno 2018

[4] Cass. civ. Sez. III, Ord., 12.09.2022, n. 26805


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